Coaching

Perché funziona la stimolazione bilaterale?

Esistono diverse teorie sui principi d’efficacia dell’EMDR e nessuna di esse è fin’ora sufficientemente dimostrata. Alcuni osservatori l’attribuiscono al noto principio della desensibilizzazione (ingl. desensitization). Il cliente si immerge nel ricordo e si sottopone ad una sollecitazione spiacevole. I movimenti oculari distolgono simultaneamente dai pensieri e innescano il processo del “disimparare“: il ricordo si connette sempre di più a emozioni e sensazioni “neutrali”. Terapeuti esperti come Cora e Harry  possono affermare con certezza che un qualunque confronto con quei ricordi abbinato a un’ulteriore intervento di rilassamento non ha un’efficacia paragonabile a quella dell’EMDR. Spesso accade addirittura il contrario.

Può succedere infatti che i pazienti in terapia, attraverso i ripetuti racconti dell’esperienza dolorosa, si sentano addirittura peggio ripercorrendo più volte il tunnel del trauma. Effetti positivi così intensi come lo sviluppo di idee creative e esperienze sensoriali spontanee e liberatorie si ottengono, secondo l’esperienza di Cora e Harry, principalmente negli interventi di EMDR. Particolarmente interessante è che gli effetti sovradescritti si presentano oltre che con la stimolazione bilaterale oculare, anche attraverso stimoli auditivi. Per esempio con un ritmo simile a quello dei movimenti oculari, la musica che passa dall’orecchio destro al sinistro, conduce a risultati analoghi. Lo stesso vale per stimoli sensoriali come colpetti alternati sulle spalle e sul palmo delle mani (come il tapping).

Ormai nell’applicazione dell’EMDR si usa cercare il canale preferenziale per l’intervento di stimolazione bilaterale del Cliente. Francine Shapiro è convinta che l’EMDR, attraverso la cosidetta stimolazione bilaterale, sollecita una collaborazione ottimale fra i due emisferi cerebrali. Si attiva così un flusso di connessioni neurali che sblocca e libera un processo mentale risolutivo e di sanamento, attraverso le risorse della persona stessa. Questa teoria è supportata da straordinarie immagini elettroencefalografiche, che sono state trasmesse dall’emittente tedesca ARTE in un contributo sul tema dell’EMDR. Queste immagini furono riprese durante il sonno di persone gravemente traumatizzate e sofferenti di incubi notturni.

Per esempio i veterani del Vietnam  si svegliano sconvolti dagli incubi che li catapultano emozionalemnte negli eventi traumatici del passato. Nella terapia del trauma si definiscono fenomeni di flashback. Le immagini EEG mostrano chiaramente, che durante le esperienze di flashback l’emisfero cerebrale sinistro, soprattutto il centro del linguaggio sembra spento, non mostra cenno di alcuna attività. Invece la parte destra mostra una forte attività, come se questi ricordi vennissero rivissuti in immagini ed emozioni. Un esperienza di flashback dunque può letteralmente “far rimanere senza parole”. Questa osservazione è particolarmente importante in quanto il linguaggio non solo è uno strumento per comunicare con gli altri, ma anche e soprattutto per autogestirci. Migliaia di pensieri attraversano quotidianamente la nostra mente. Attraverso di essi commentiamo i nostri piani, esperienze e sensazioni: Oh sono già le sette e devo alzarmi“, ci diciamo, oppure Cosa indosso oggi?” Questi processi verbali interni vengono chiamati “pensieri automatici”. Hanno la funzione di elaborare le impressioni della giornata: “Cos’è stato quel rumore? Mamma mia, mi sono spaventato. Ah, era solo un uccellino fra i rami – completamente innocuo.” Utilizziamo dunque i pensieri automatici come moderatori delle nostre esperienze e delle emozioni. Già questo moderatore linguistico interno riesce a ridurre lo spavento. Nel dialogo, attraverso la lettura e la riflessione di conoscenze acquisite offriamo l’accesso dei pensieri, secondo necessità,  al dialogo interno. Quando un veterano se ne va a dormire dice a se stesso: E’ tutto ok, sono a casa, la guerra è passata ormai da anni.” Tuttavia durante la notte l’effetto tranquillizzante di questo dialogo svanisce a causa di una momentanea sospensione dell’attività del centro del linguaggio. Le esperienze emozionali, le immagini dilagano senza moderazione e il “dialogo interno” non può più aiutare.

Questi risultati della ricerca hanno suscitato una profonda riflessione in noi e in molti altri colleghi.  La psicologia è considerata il baluardo del linguaggio: Bene che ne abbiamo parlato” è diventata una frase scontata, “Parliamone, poi ti sentirai meglio” sembra la ricetta generale per l’anima. Siamo prevalentemente riusciti a intervenire positivamente sulle paure dei Clienti che dovevano farsi coraggio per raccontare le loro esperienze, spaventati dal pensiero di rievocarle. Ma cosa succede nel trattamento dello stress post-traumatico – Post Achievement Stress (PAS) quando non si raggiungono attraverso il dialogo le emozioni ferite e malate per guarirle? E se in questo particolare stato mentale la connessione fra il centro del linguaggio e l’elaborazione delle emozioni è bloccata, cosa si fa? Allora potrebbe essere giusto che, in alcuni casi, parlare di vecchie emozioni le può riattivare invece di guarirle e che dunque l’impulso di “lasciar sedimentare” intuitivamente non è del tutto sbagliato, al contrario di quanto abbiamo sempre pensato noi psicoterapeuti. L’intervento di EMDR nella sua essenza è non-verbale. La via del cambiamento passa per esperienze sensoriali ritmiche e bilaterali – che siano movimenti oculari, auditivi o tattili. Forse attraverso questo intervento si riattivano le vie neurali che sono responsabili del dialogo fra emisfero destro e sinistro e restituiscono al cervello la sua piena funzionalità.

Quando la forza mentale è di nuovo pienamente attiva il cervello trova la sua soluzione creativa per elaborare informazioni che guariscono la memoria bloccata e sospesa nel sitema nervoso. Le connessioni ripristinate rimangono anche quando il Cliente si ritrova a far fronte alla situazione. Da solo ha acquisito la capacità neurale di elaborare le tracce emozionali dell’esperienza passata. In questo modo il Cliente diventa, dopo l’intervento, una sorta di Münchhausen mentale, che dopo essersi messo nei guai ne esce con le proprie forze. Tuttavia la teoria della stimolazione bilaterale degli emisferi non è del tutto dimostrata da un punto di vista neurologico. Si può considerare l’EMDR come una fase REM in stato di veglia come anche i segreti degli effetti guaritori dei sogni non sono ancora del tutto conosciuti. In questa affermazione c’è, tuttavia, da considerare che in molti pazienti e clienti i sogni non hanno aiutato a superare le emozioni traumatiche, anzi queste persone spesso hanno il sonno disturbato perché l’elaborazione onirica è bloccata dalle emozioni irrisolte e proprio la sensazione di blocco li sveglia. La barriera emozionale dunque sembra che si superi con il Rapid Eye Movement in stato di veglia. E’ anche da chiedersi come mai sorprendentemente l’EMDR ha un effetto positivo sul “dolore fantasma”. In questo caso sembra che il metodo permetta ai nervi coinvolti di disimparare l’invio dell’informazione di dolore cronico e di ricondizionarsi all’invio di informazioni neutrali o piacevoli. Forse l’EMDR riesce a ricondizionare i neuroni che trattengono emozioni come paura, rabbia e vergogna in forma cronica. Tutte queste domande non costituiscono nessun motivo per impedire l’applicazione del metodo. L’evidenza dell’efficacia positiva è per noi motivo più che sufficiente per l’applicazione. E di certo l’EMDR ha un’efficacia considerevole: è un metodo che permette di dialogare direttamente con l’amigdala, cioè il campanellino d’allarme del cervello, e di convincerlo a darsi una calmata.

Tratto dal libro
Besser-Siegmund, Cora, Siegmund, Harry (2001): l’EMDR nel Coaching – come il battito d’ali di una farfalla, Junfermann edizioni, Paderborn

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